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Non è tempo di rimanere immobili.

Stiamo vivendo un pezzo di storia che verrà studiato dalle generazioni future e, quando i nostri figli o i nostri nipoti o qualcuno di qualche generazione dopo la nostra ci chiederà, e tu che cosa hai fatto? Che cosa risponderemo? Che cosa stiamo facendo noi per migliorare il mondo in cui viviamo?

Ogni piccola azione intrapresa può davvero fare la differenza. Da dove si può partire dunque? Non giriamoci ancora intorno. Stiamo parlando delle ingiustizie sociali che non possono più essere ignorate. Stiamo parlando del fatto che oggigiorno tutti noi dovremmo essere antirazzisti. Ma l’antirazzismo è un argomento complicato e per questo è importante informarsi in modo corretto.

Per parlare di razzismo e discriminazione, però, bisogna guardarsi allo specchio. Di che colore siamo? Probabilmente, tantissime delle persone che stanno leggendo questo articolo sono bianche.



Non si può capire cosa sia il razzismo, se non si parte dal cosiddetto “privilegio bianco” e non si può risolvere questo rompicapo se prima non si ammette la sua esistenza, perché il privilegio bianco non lo puoi toccare, ma i suoi riflessi sono ovunque. Non parliamo di privilegio in riferimento alla ricchezza o alla classe sociale. Si deve pensare al privilegio in altri termini perché, se qualcuno sta in basso, nell’ultimo scalino, per forza di cose qualcuno si trova in alto, in cima. Chi si trova in alto è privilegiato e chi si trova in basso è discriminato.

In poche parole, siamo dei privilegiati bianchi se possiamo andare a votare senza che le nostre schede elettorali vengano magicamente perse o che il nostro nome da persona bianca si cancelli all’improvviso dalla lista degli elettori. Siamo privilegiati bianchi quando andiamo a fare le nostre commissioni e le persone ci danno del Lei e non del Tu. Siamo privilegiati bianchi quando possiamo scegliere liberamente da che parte schierarci senza che questo schieramento sia un obbligo per conquistare i diritti che non abbiamo.


I privilegi bianchi sono frutto di sistemi razzisti, di sistemi che creano vincenti e perdenti e che creano risorse e opportunità basandosi sul colore della pelle. Che cosa sono dunque il razzismo e la discriminazione se non l’altra faccia della medaglia del privilegio? Non si tratta di un’emozione o un sentimento e non è neanche un’impressione, il razzismo è una forza quantificabile e una struttura concreta in qualunque società.

Il privilegio consiste nel poter avere a disposizione più scelte e avere la fortuna di decidere quale tra queste sia la migliore per noi stessi. Il razzismo e la discriminazione hanno comportato la riduzione, se non la completa eliminazione, di tali scelte, le quali non possono più essere viste come un diritto, ma come un privilegio per pochi.



Cosa possiamo fare per schierarci dalla parte giusta? Come possiamo sfruttare al meglio il privilegio che la storia e il passato ci hanno concesso? Possiamo essere attivi.

Ma l’attivismo non è solo sinonimo di manifestazioni e proteste. Si è attivisti anche quando ci informiamo e ne parliamo con i nostri amici. L’attivismo comincia nella nostra comunità, nelle nostre case e nelle nostre scuole. Non c’è uno strumento migliore per combattere il razzismo se non quello dell’istruzione. Inclusione e condivisione sono fondamentali quando ci affacciamo nelle scuole d’Italia per condividere le nostre esperienze africane. I bambini sono curiosi, vogliono sapere perché le case sono diverse, perché il colore della pelle è diversa e perché è tutto diverso dall’altra parte del mondo. La curiosità si trasforma poi in accettazione, senza paura.




Non possiamo più girarci dall’altra parte, non ci è più permesso. Le ingiustizie non accadono dall’altra parte del mondo, la distanza diventa minima quando si parla di diritti umani violati e di valori che accomunano tutti noi. Perciò leggiamo, aggiorniamoci, informiamoci, doniamo qualcosa alle varie associazioni se possiamo e prendiamo una posizione nella nostra quotidianità.



L’importante è non essere ciechi, l’importante è combattere un grande nemico del razzismo sistemico: l’indifferenza.


Team Karibujua.

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