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World Children's Day: 30° anniversario della convenzione sui diritti dei bambini e dei ragazzi

Il 20 novembre del 1989, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato la Convenzione Internazionale sui diritti dei bambini e dei ragazzi.

Ci sono voluti 10 anni di lavoro per arrivare a dei compromessi e ad una convenzione che riconosca a tutti i bambini diritti civili, politici, economici e socioculturali.


È composta da 54 articoli e tre protocolli opzionali (strumenti legalmente separati), uno riguardante il coinvolgimento dei minori nei conflitti, uno la vendita dei bambini e la prostituzione, e infine un protocollo riguardante la procedura per presentare un reclamo. Il trattato presenta anche un meccanismo di controllo sulle attività degli Stati, quest’ultimi infatti devono presentare all’ONU un rapporto periodico, ogni cinque anni, sulla situazione dei diritti dell’infanzia nel proprio paese.


Lo scopo principale di questa convenzione è quello di rendere il bambino un soggetto attivo e non più passivo: titolare di diritti in quanto essere umano posto allo stesso livello degli adulti. La ratifica del trattato garantisce numerosi diritti tra cui quello della non-discriminazione, il diritto alla vita e allo sviluppo, il diritto di rispettare la loro opinione, di essere registrati alla nascita, di agire nel loro interesse, alla salute e all’educazione e tanti altri ancora. Il trattato affronta anche il divieto assoluto delle punizioni corporali in tutti i casi, ancora oggi, però, sono socialmente accettate in molti paesi.

La convezione è stata ratificata da tutti i paesi del mondo ad eccezione degli Stati Uniti. In Italia è stata ratificata nel 1991 e in Kenya nel 1990.


Trent’anni dopo l’entrata in vigore della convenzione, questi diritti vengono realmente rispettati?

In Italia la risposta è no. In Kenya la risposta è, ancora no.

Secondo l’ultimo rapporto di Save the Children, in Italia, un bambino su otto si trova in una condizione in cui non sono garantite le basi essenziali del welfare e, negli ultimi 10 anni, il tasso di povertà dei bambini in Italia è più che triplicato. Le cause sono varie in base alle diverse regioni ma si parla di una grave diseguaglianza a livello economico, sociale, culturale e anche a livello di salute e alimentazione. L’Italia è il paese che investi di meno nell’infanzia. Basti pensare che non esiste un pensiero unanime riguardo alle politiche giovanili, ma tutto dipende e tutto cambia in base ai comuni nelle varie regioni. Per quanto riguarda l’istruzione, un giovane su sette esce dal sistema scolastico senza terminare gli studi.


In Kenya i dati sono molto difficili da reperire, parliamo di un paese grande nove volte il nostro, in cui non sempre le nascite nei villaggi più remoti vengono registrate.

Si tratta di uno dei paesi africani più sviluppati, ma anche quello con più diseguaglianze. Il 43% della popolazione vive nella povertà, la maggior parte sono bambini che affrontano quotidianamente la fame.

Secondo i dati raccolti da Save the Children, il 5% dei bambini muore prima del compimento dei 5 anni. Secondo l’ UNICEF, il Kenya ha fatto enormi passi avanti per quanto riguarda l’educazione, nonostante questo, però, il 21% dei bambini in età scolare non ha un’istruzione. Solo il 50% di coloro che frequentano la Primary School riesce a continuare il loro percorso nella scuola secondaria, questo è dovuto ad una mancanza strutture scolastiche e dall’impossibilità economica di pagare le tasse.

L’ultimo rapporto periodo presentato dal governo all’ONU risale al 2016. La Commissione, esaminando il report, ribadiva preoccupata che quanto la qualità dell’istruzione fosse bassa e che questo poteva portare a delle diseguaglianze ancora maggiori tra la popolazione; inoltre, sottolineava l’altissima disparità tra ragazzi e ragazze nella possibilità di ricevere un’istruzione.


Come raccomandazione da parte della commissione, nel 2016, si chiedeva di affrontare le cause della mancata educazione per le ragazze, di eliminare discriminazioni e stereotipi.

Nonostante, dunque, la Carta dei diritti dei Bambini sia stata ampiamente firmata e ratificata quasi trent’anni fa, ancora oggi esistono gravi deficit per quanto riguarda il rispetto di alcuni diritti. Moltissime associazioni non governative lavorano direttamente in Italia, Kenya e in tutti i paesi del mondo per garantire ai bambini i loro diritti essenziali.


World Children's Day: 30° anniversary of children's right convention


On November 20, 1989, the United Nations General Assembly approved the International Convention on the rights of Children.

It took 10 years of work to reach compromises to write a convention, which recognises all children civil, political, economic and socio-cultural rights.


It is composed of 54 articles and three optional protocols (legally separate instruments), concerning the involvement of minors in conflicts, the sale of children and a protocol concerning the procedure for submitting a complaint.

The Treaty presents also a control mechanism on the activities of the states. Every State must present to the UN Treaty body a periodic report, every five years, on the situation of childhood rights in their own country.


The main purpose is to make the child an active and no longer passive subject: the holder of rights as a human being at the same level as adults. The ratification of the treaty guarantees numerous rights, including the right to non-discrimination, the right to life and development, the right to respect their opinion, to be registered at birth, to act in their interest, to health and education and many others. The treaty also addresses the absolute prohibition of corporal punishment in all cases, even if today, they are socially accepted in many countries.

The convention has been ratified by all the countries of the world, except for the United State. It Italy it was ratified in 1991 and in Kenya in 1990.


Thirty years after the birth of the convention, are these rights really respected?

In Italy the answer is no. In Kenya is, still no.

According to the latest Save the Children report, in Italy, one child in eight lives in a condition where the essential welfare is not guaranteed and, in the last 10 years, the poverty rate of children is more than tripled. This is due to different regions but there is a serious inequality at the economic, social, cultural level and also in terms of health and nutrition.

Italy is the country which invests less in childhood. It’s enough to say that there is no unanimous thought regarding youth policies, but everything depends, and everything change, according to the municipalities in the various regions.

As far as education is concerned, one in seven young people leave the school system without finishing their studies.


In Kenya, the data are very difficult to find, we are talking about a country where births in the most remote villages are not always recorded.

It is one of the most developed African countries, but also the one with more inequalities.

43% of the population lives in poverty, most of them are children who face hunger daily.

According to data of Save the Children, 5% of children die before their fifth birthday.

In the field of education, Kenya has made enormous strides, but despite this, 21% of school-age children have no education and only 50% of those attending the Primary School might continue their path in secondary school. This is due to the impossible payment of fees.

The last periodic report presented to the Un by the government dates back to 2016. The Commission is concerns about the low quality of education and that this could lead to greater inequalities; moreover, it underlines the very high disparity between boys and girls in the possibility of receiving an education.


As a recommendation, in 2016, the commission asked to address the causes of the lack of education for girls, to fight against discrimination and stereotypes.

Despite the fact that the Children’s Right Convention has been widely signed and ratified almost thirty years ago, there are still serious deficits regarding the respect of certain rights.

A great number of non-governmental associations work directly in Italy, Kenya and in all the countries of the world, to guarantee children their essential rights.




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